Silenzi

Il Silenzio è tutto ciò che temiamo.
C’è Riscatto in una Voce –
Ma il Silenzio è Infinità.
In sé non ha un volto.

silenzio

Così descrive il Silenzio la poetessa Emily Dickinson.
E’ un periodo di silenzio anche per me, ma ogni tanto se ne sente il bisogno: staccare un attimo la spina dalla produttività a tutti i costi, dalla vita sociale virtuale, dalla ricerca di consensi, dall’elaborazione di strategie.
Bisogno di guardarsi un attimo dentro e condividere attimi reali con persone reali.

Per poi tornare più ricaricati a comunicare a un pubblico più vasto!
Quindi questa è solo una pausa, torneremo presto a condividere le nostre ultime creazioni.

Si riparte

Dopo un sabato pensieroso e malinconico e una domenica all’insegna delle distrazioni e del relax, abbiamo cominciato questo lunedì con un po’ di handlettering

Seguendo le indicazioni di Peggy Dean nella sua guida, ho scritto prima le parole che volevo mettere in evidenza, in stampatello, poi ho scritto il resto delle parole aggiustandone la forma in modo che il tutto si incastrasse in modo armonico.

Il tutto con un pennarello Tombow, premendo di più nei tratti discendenti per dar loro maggior spessore

handlettering sogni

Dopodichè, bevendo un infuso alle erbe dalla mia tazza inspiring, souvenir della mostra delle sculture di Lego di Nathan Sawaya, ho giocato a costruire un mandala al computer con la tavoletta grafica.

L’infuso è confezionato in bustine con le etichettine di carta che riportano una frase: quella di oggi era:

TO BE CALM
IS THE HIGHEST
ACHIEVEMENT
OF THE SELF

Essere rilassato 
è la più grande
conquista
del proprio sè

mandala workinprogress

E voi? Com’è cominciata la vostra settimana?

Guida pratica alle ricorrenze tristi

Il primo anno ti coglie impreparato: credi che sarà una giornata come le altre, che gli anniversari siano qualcosa di fittizio, di convenzionale, che nulla cambia nella realtà rispetto le giornate precedenti. E invece ti rendi conto che qualcosa cambia, eccome: sono i ricordi.
Nel giorno dell’anniversario di una ricorrenza triste i ricordi ti investono come un treno in piena corsa. Come capita per le ricorrenze felici, quando hai piacere di rivivere i bei momenti del passato… solo che in questo caso, che tu lo voglia o no, rivivi i momenti tristi.

Il secondo anno ti organizzi: il lavoro, le amiche, la famiglia, magari a cena fuori, a pranzo in compagnia… non lasci un minuto scoperto perchè sai che, se rimarrai da sola, comincerai a piangere.

Il terzo anno uguale, ma cominci a prenderci la mano, e se resta qualche minuto scoperto lo gestisci, o quanto meno te lo aspetti.

E così via negli anni a seguire: un po’ ti organizzi, un po’ sei capace di gestire il dolore che arriva a ondate, ma almeno sai che poi passa.

E quell’assenza comincia a diventare un po’ una abitudine, e come tale, sempre meno dolorosa ma pur sempre malinconica.

Nel mio caso la malinconia comincia già giorni prima: rivivo quegli ultimi giorni di mia madre, quando venne a stare da noi perchè era Pasqua e perchè proprio non stava bene, perchè il cancro ti logora lentamente. Ricordo i rantoli che sostituivano sempre più i respiri, ricordo i vaneggiamenti che sostituivano sempre più i ragionamenti lucidi.

Sono passati nove anni, io ne avevo 28, ero incinta al sesto mese, lei ne aveva 58: nel frattempo ho avuto due figli, che lei non ha mai conosciuto, ho cambiato casa, e quella nuova lei non l’ha mai vista: mi sono inventata un lavoro, che lei non ha mai potuto apprezzare, e chissà se lo avrebbe fatto.
Restano le domande in sospeso, gli abbracci non dati, le parole non dette.

Resta comunque un filo, invisibile, che non si spezzerà mai.

9 anni senza mamma

 

Leggerezza

solo cose belle

è uno dei mantra che mi ripeto ultimamente: creare, condividere, ricercare, apprezzare… solo cose belle.
Riempirci le giornate di bellezza per quanto possibile, per contrastare il rumore, la bruttezza, le ipocrisie, i pensieri negativi.

Lotto marzo

Archiviato da poco san Valentino, eccoci alle prese con un’altra controversa ricorrenza.
Già solo nel nome non siamo tutte d’accordo: c’è chi la chiama “Festa della donna” e chi specifica “Giornata delle donne” perchè non c’è proprio niente da festeggiare.

C’è chi approfitta di questa occasione per uscire con le amiche e chi invece preferisce dedicarsi alla commemorazione delle operaie che persero la vita nel tragico rogo della fabbrica dove lavoravano.

Poi ci sono le mimose: mimose si, mimose no?
C’è chi “Le mimose lasciatele sugli alberi, dateci uguali diritti rispetto agli uomini” e c’è chi invece “Come? Non mi hai neanche portato un mazzolino di mimose?

Io personalmente ho raccolto delle mimose dal giardino due settimane fa e oggi non potrei perchè sono già sfiorite…

mimose

Poi ci sono le iniziative, organizzate a vari livelli: mostre, convegni, scioperi…
Già, perchè quest’anno è stato proposto anche lo sciopero delle donne: se volete saperne di più QUESTA è la pagina.

non una di meno

Io non sciopero, ma condivido con voi questa iniziativa.
Ho messo un nastro fuxia sulla borsa e mi dedico alla lettura di un libro che voglio consigliare a tutte le donne che vogliono riscoprire il loro lato più intimo e istintivo: “Donne che corrono con i lupi” di Clarissa Pinkola Estes.

lotto marzo

 

Quando la stanchezza ha il sopravvento

In mezzo a tante giornate dove sei operativa al 100%, e hai mille idee che ti frullano per la testa, e realizzi oggetti nuovi, e rispondi alle mail con le richieste di chi apprezza i tuoi lavori, e corri alla posta a spedire il prima possibile…

…in a queste giornate dicevo, capitano anche quelle dove ti fermi.
Magari come oggi: una nottata in bianco perchè la piccola non stava bene e la mattina dopo ti ritrovi a trascinarti in giro per casa. E vorresti fare questo e quello ma la tua mente non collabora, gli occhi si chiudono e il cervello pensa solo caffè.

un-caffe-non-basta

E allora che caffè sia: e ci si siede un po’, a riprendere fiato.
E si prepara un ragù in modo che i bambini, quando tornano da scuola, trovino un pranzetto speciale ad attenderli.

E buon appetito.

L’importanza di donare il sangue

avis

Sono stata una donatrice di sangue da quando avevo 20 anni fino ai 26.
Ricordo ancora il motivo per cui ho cominciato: il padre del ragazzo di una mia cara amica aveva bisogno, e così andammo in tanti a donare per lui.

Mi sembrò una buona abitudine da mantenere, così due volte l’anno mi recavo alla sede AdSpem vicino casa.

Poi il matrimonio, il trasferimento, le gravidanze… mi sono fermata. Ma era un po’ di tempo che cercavo l’occasione di riprendere.

Quando vivi in campagna non hai tutti i servizi a portata di mano e anche donare il sangue era diventata un’avventura: in città avevo una sede a due passi da casa mentre qui sarei dovuta recarmi all’ospedale, a un’ora di macchina da casa.

Ma la scorsa estate hanno aperto un centro Avis nel paese vicino quello in cui abito e organizzano delle donazioni mensili. Basta organizzarsi compatibilmente con il ciclo (che per noi donne è un motivo che vieta la donazione).

E così finalmente mi sono tesserata e ho effettuato la mia prima donazione dopo tanti anni!

E’ semplice: ti alzi la mattina presto e, senza fare colazione (te la offriranno lì dopo la donazione) ti rechi al centro. Compili un paio di moduli, ti misurano l’emoglobina e la pressione (per controllare che tu non svenga durante la donazione) poi un colloquio con un medico che si accerta che tu abbia le carte in regola e ti puoi accomodare sulla poltrona reclinabile.

Un piccolo gesto che a noi costa poco: 10 – 15 minuti seduti su un lettino e un po’ di riposo il giorno stesso.
Ma per chi ne usufruisce è qualcosa di importantissimo e vitale.

Se poi avete la fortuna di capitare in un centro dove lavorano persone estremamente cortesi, ospitali, affettuose e delicate… il tutto diventa un’esperienza davvero piacevole. Sono stata accolta come in una casa, accompagnata in ogni momento, sostenuta e coccolata!